La riduzione delle emissioni dannose per l’ambiente è senza dubbio un’importante problematica della società moderna.

Dal 1800 ad oggi la temperatura media mondiale si è alzata di un grado. Può sembrare poca cosa, ma le conseguenze sull’ambiente sono importanti ed ovvie agli occhi degli scienziati, ma senza dubbio anche degli agricoltori, che si trovano a fronteggiare una situazione climatica sempre più spesso imprevedibile e che manifesta fenomeni estremi, come estati sempre più secche ed allo stesso tempo costellate di nubifragi oppure primavere ricche di gelate… ‘anomalie’ del clima che certamente rendono la vita delle aziende agricole sempre più complessa.

Come sappiamo, per contrastare il cambiamento climatico è essenziale ridurre la quantità di gas ad effetto serra immessi nell’atmosfera. L’agribusiness nel suo complesso ha un ruolo molto importante, perché produce tra il 7% e il 9% delle emissioni complessive dei gas serra e può essere dunque uno degli strumenti fondamentali per mitigare gli effetti del surriscaldamento globale. 

La zootecnia in particolare è fonte di un’ingente quantità di metano e protossido di azoto, due gas ad effetto serra. La riduzione dell’impatto ambientale è tuttavia possibile. Nel campo dell’allevamento, tale svolta può partire da semplici accorgimenti quali la gestione ottimale dell’animale, dei reflui zootecnici e la scelta della mangimistica.

Gli allevatori possono contribuire enormemente a limitare l’impatto ambientale della propria attività, grazie per esempio all’ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse, con la finalità di incrementare il benessere degli animali ed allo stesso tempo la redditività: animali sani che vivono in maniera degna sino all’età della macellazione si vanno a declinare in una produzione maggiore di carne e in una diminuzione di input produttivi.

Fondamentale è anche il ruolo della genetica, che mette a disposizione degli allevatori razze più produttive ed efficienti nella fruibilità delle risorse. La zootecnia di precisione è sicuramente uno degli strumenti utili a favorire una riduzione nell’utilizzo degli input produttivi, sempre se abbinata ad accorgimenti quali la scelta della composizione della razione di mangime: modulata sulle esigenze dell’animale e contenente minime quantità di grassi, che tendono a ridurre emissioni di gas a effetto serra.

Per minimizzare le emissioni è molto importante anche la pratica dell’interramento in campo: grazie a questa metodologia il refluo arricchisce il terreno e non rilascia gas dannosi per l’ambiente. Ci sono anche sistemi di copertura delle vasche di stoccaggio che sfruttano gli enzimi per inibire l’ureasi. Meglio ancora, sia per l’ambiente che per gli allevatori, è la pratica di trasformare i liquami da scarto in risorsa preziosa, tramite gli impianti a biogas, che catturano il metano prodotto e lo utilizzano per le esigenze aziendali oppure lo immettono in rete.