A cura di Andrea Bolloni.

Con il periodo della semina dell’orzo e del grano appena concluso, vogliamo soffermarci su una prospettiva epico-storiografica dell’agricoltura e nello specifico, dei cereali.

Il nome cereali deriva da Cerere – dea romana dei messi e dei campi – una divinità materna della terra e della fertilità simbolo di nascita. Si credeva che gli esseri viventi tutti erano suoi doni e le veniva attribuito l’insegnamento agli uomini della coltivazione dei campi. In virtù di tali credenze veniva rappresentata come una matrona prestante fisicamente e maestosa con una corona di spighe in testa, un canestro di grano e frutta in una mano, una fiaccola nell’altra.

Il suo alterego greco è Demetra, figlia di Crono e Rea, anch’essa la divinità che aveva insegnato all’uomo l’agricoltura ed avrebbe così favorito il progresso e il mutamento, il suo nome era letto come “Madre Terra“.

Nella mitologia sua figlia, Prosperpina per i romani e Persefone per i greci, veniva rapita dal dio dei morti per poi essere restituita per un periodo dell’anno alla madre così da simboleggiare il ciclo vitale della vegetazione.

La dea ha un tempio nell’Aventino da circa inizio quattrocento A.C. e fu oggetto di culto in Grecia con le celebrazioni del Cerealiae.

L’agricoltura ha sempre avuto una posizione elitaria nella mitologia e nell’epica, grazie al suo ruolo cruciale nello sviluppo umano dalla preistoria in poi. Tuttora oggi, nonostante i molteplici cambiamenti ed evoluzioni societarie, il fascino di questo nobile e antico mestiere resta immutato e va a ricoprire i suoi spazi nella ricerca, nell’innovazione e l’ideazione di nuove contestualità lavorative.