a cura di Redazione

Il progetto Pollo Rurale raccontato dal Prof. Castellini, Università di Perugia.

Pollo Rurale è il marchio alimentare di un progetto innovativo avviato qualche anno fa grazie alla collaborazione tra Università di Perugia, l’ istituto locale di ricerca e zooprofilassi, il parco Tecnologico Agroalimentare dell’ Umbria e  patrocinato da Gruppo Grigi. Oggi il brand fa parte della filiera agroalimentare Food Italiae, ma di cosa si tratta più precisamente?

Parliamo di una pratica di allevamento definita estensiva, che richiede risposte fisiologiche, protocolli e conoscenze diverse da quelle usate nella tipologia intensiva, che negli ultimi anni è al centro del mirino per la mancanza di tutela per la qualità della vita degli animali destinati al macello, con inevitabili conseguenze sulla salute del consumatore di carni industriali.

Le caratteristiche dell’ allevamento del pollo rurale

In un allevamento Pollo Rurale, contrariamente, tutto risponde invece ad un preciso disciplinare di filiera. Dalla progettazione dei ricoveri alla gestione tecnica e sanitaria degli animali, ai piani alimentari, un team di esperti aziendali affianca l’ allevatore per garantire benessere dell’animale e una carne più sana e controllata.
Per approfondire l’argomento e capire meglio le dinamiche relative alla pratica di allevamento estensiva, anche a confronto con quella intensiva, abbiamo intervistato il Prof. Castellini, docente presso il dipartimento di Scienze Zootecniche della facoltà di Scienze Agrarie e Veterinarie di Perugia.

D: Partiamo dal principio, quali sono le principali differenze tra sistema di allevamento intensivo ed estensivo? Cosa caratterizza principalmente quest’ultimo?

R: “Ci sono tre sistemi di produzione codificati: quello intensivo, che produce il 90-95% dei prodotti avicoli in Italia e nel mondo, quello BIO e l’estensivo tout court. Nel primo si allevano gli animali al chiuso, crescono molto velocemente, e sono usate tecniche di allevamento spinte. L’obbiettivo è produrre tanto e a basso costo, con polli di soli 40 giorni, con altissimi tassi di crescita. Tutto ciò comporta dei problemi, tanto che secondo “Nature” si è prossimi alla massima capacità produttiva della specie. D’altra pare l’allevamento estensivo Bio è quello con le regolamentazioni più strette e il maggior numero di riferimenti legislativi, soprattutto per quanto riguarda i mangimi, ma anche i trattamenti antibiotici ed altro ancora. L’estensivo normale, invece, ha qualche regola in meno, soprattutto riguardo l’ alimentazione dell’ animale che, non necessariamente biologica, è più disponibile e a un minor costo. In un regime estensivo gli animali hanno sia un riparo che il pascolo. Il sistema Pollo Rurale prevede quattro metri quadri a capo, come nel bio, necessario per il benessere dell’animale in quanto, non essendo il pollo un animale erbivoro, non ne migliora tanto l’accrescimento, quanto la qualità della vita. L’ aspetto fondamentale del pascolo è che il pollo può contare anche su un’ alimentazione “libera” che apporta quegli antiossidanti e acidi grassi precursori degli omega 3, di cui oggi si parla moltissimo. Ciò permette di avere un animale con caratteristiche nutrizionali superiori, poiché assumendo tali precursori, la carne diventa ricca di omega 3.”

D: Quali sono gli effetti reali che si possono apprezzare, a lungo termine, consumando un pollo del genere, rispetto ad uno convenzionale?

R: “Gli omega 3, come anche gli omega 6, sono acidi grassi polinsaturi “essenziali”, in quanto il nostro organismo non è in grado di sintetizzarli autonomamente, e quindi vanno assunti con l’alimentazione. Fisiologicamente è più facile sintetizzare omega 6, il cui metabolismo si è perfezionato nel corso della selezione naturale, soprattutto negli animali. Gli omega 3 invece sono carenti nella dieta umana e animale, ma sono molto importanti poiché oltre ad avere effetti di prevenzione delle malattie cardiovascolari, fanno parte di membrane e tessuti centrali, come il cervello e gli organi riproduttivi. Per cui, se consumati in quantità insufficienti, possono insorgere problemi metabolici e di corretta funzionalità. La principale fonte di questo nutriente è il pesce, ma l’attività della pesca sta diminuendo in quanto le risorse naturali non riescono più a sostenere i ritmi di sfruttamento dell’uomo. Si è provato a sostituirla con l’acquacoltura, ma in realtà anche questa dipende dai prodotti della pesca, perciò l’approvvigionamento di tali nutrienti si rivela essere un circolo vizioso. Infatti i pesci non riescono a sintetizzare autonomamente omega 3 in maniera efficiente e hanno bisogno di plancton ed alghe. Perciò la ricerca sta cercando di ottenere prodotti animali naturalmente arricchiti con omega 3, sia grazie al sistema di allevamento che al corredo genetico. Il pollo rurale, nel piccolo, allevato al pascolo, riesce a fissare una quantità apprezzabile di questi acidi grassi nella carne (2-4%).”

D: Il consumatore odierno è sempre più informato ed attento alla nutrizione, alla provenienza ed alla filiera.  Da  uomo di scienza, come vede oggi il rapporto tra educazione e comunicazione alimentare?

R: “L’argomento è molto complesso e riguarda aspetti antropologici ed etnici. Oggi l’opinione pubblica presta un’attenzione all’ alimentazione un po’ “isterica”, volendo da un lato qualità e garanzie, dall’altro quantità, velocità e basso costo. L’approccio più sano resta quello di tracciare il processo produttivo e di avvicinarsi ad esso per curiosità più che per moda, con attenzione continua e non mediatica. Non basta una rapida ricerca su Internet, l’informazione richiede tempo e attenzioni.”

D: Passando dalla parte dell’allevatore, ci sono dei vantaggi, per quest’ultimo, nell’ intraprendere una tipologia di allevamento come quella del Pollo Rurale?

R: “Sono due approcci diversi: un allevatore che produce in maniera intensiva non è responsabile dei propri processi, è inserito in una filiera governata da grandi gruppi con un rapporto di soccida. Quindi ha una garanzia: coprendo quel piccolo tassello della filiera, guadagna pochi centesimi per kg di carne, ma è un guadagno sicuro. In un discorso come quello del Pollo Rurale, l’ allevatore è più presente da un punto di vista imprenditoriale, avendo capacità e possibilità d’intervenire direttamente nel ciclo produttivo. C’è però lo svantaggio del costo, in quanto produrre un pollo del genere ha un costo due, due volte e mezzo più alto di quello convenzionale, anche se ripeto, rende l’allevatore autonomo e consapevole.”

D: Come valuta l’approccio di un grande imprenditore, come Gruppo Grigi, che investe in un prodotto del genere?

R: “Nel mercato Nord Europeo già da tempo i i grandi gruppi del settore agroalimentare, veicolano messaggi innovativi e dichiarano l’utilizzo di animali meno produttivi. In Italia il problema è la mancanza di una visione comune, sono pochissimi gli imprenditori che ci credono. Con il risultato che prodotti come il Pollo Rurale o il Bio restano nella nicchia, poiché è impossibile far concorrenza ai bassi costi del prodotto intensivo. Non solo l’iniziativa personale quindi, ma l’intero settore avicolo dovrebbe permettere a queste realtà di ritagliarsi uno spazio maggiore. Finché il pollo convenzionale costerà così tanto di meno, gran parte dei consumatori continuerà ad acquistarlo,  sebbene tutte le indagini di mercato indichino una maggior attenzione del consumatore verso il benessere, la qualità e la biodiversità.”

D: Per concludere, una domanda più legata alla sua dimensione professionale di docente. Come valuta l’atteggiamento dei suoi studenti rispetto a queste tematiche? C’ è un nuovo rapporto tra giovani e mondo della zootecnia e delle produzioni animali?

R: “Negli anni ci si accorge che sta cambiando la percezione da parte dei ragazzi, sono interessati a capire e a entrare nelle problematiche generali. Inoltre, cosa rilevante, se una volta queste discipline erano per la maggior parte di dominio maschile, oggi si vede un gran numero di ragazze a seguire i nostri corsi. Vi è quindi un cambiamento nell’approccio verso il cibo, con un’attenzione alla sostenibilità, e credo che questo faccia bene  alle filiere, alle produzioni e ai consumatori.”

 

Intervista al Prof. Cesare Castellini, Dipartimento Scienze Zootecniche dell’ Università degli Studi di Perugia