Per stress da caldo si intende quando l’animale non è più in grado di disperdere nell’ambiente il calore prodotto dal metabolismo ed entra così in ipertermia. La vacca da latte ha bisogno di mantenere la temperatura tra i 38,6 °C e i 39,3 °C e per fare ciò utilizza dei meccanismi di termoregolazione, che consentono di bilanciare continuamente la quantità di calore endogeno prodotto con quello dispero verso l’ambiente esterno.

E’ ormai consolidato che i bovini sono sensibili allo stress da caldo piuttosto che alle basse temperature. La relazione negativa tra stress da caldo e produzione di latte è da anni argomento di studio. Soprattutto le bovine più produttive sono quelle che mostrano maggiore sensibilità al caldo, questo perché la maggiore ingestione e le attività metaboliche di mantenimento e produzione generano calore. Se si considera come riferimento la temperatura che sviluppa una vacca in asciutta, una bovina che ha produzioni medio alte intorno ai 31 Lt sviluppa quasi il 50 % percento di calore in più, mentre una vacca meno produttiva con produzioni intorno ai 18 lt sviluppa solamente il 27 % di calore in più.

Temperatura e umidità relativa sono i due parametri che misurano il comfort dell’ambiente in cui vive l’animale, il Thi (Temperature and humidity index) è l’indice che li mette in correlazione ed il suo valore esprime in maniera chiara lo stress fisiologico al quale sono sottoposti gli animali.  Recenti studi hanno riscontrato come un valore compreso fra 68-71 Thi viene considerato come la soglia minima oltre il quale si possono riscontrare problemi da stress da caldo.  Il valore di Thi non influenza solamente le performance produttive ma può arrivare ad interessare anche la sopravvivenza dell’animale. 

I valori di riferimento di Thi sono:

  • Thi fra 68-71: LIVELLO DI STRESS INFLUENTE si possono avere dei leggeri effetti solamente sulle bovine più produttive
  • Thi fra 72-78: LIVELLO STRESS MODERATO le bovine possono iniziare ad avere una riduzione delle performance che può arrivare fino ai 2 kg a capo e comunque si iniziano ad avere delle ripercussioni sulla qualità del latte (grasso e proteine)
  • Thi 79-90: LIVELLO DI STRESS ELEVATO l’animale è in sofferenza ed ha una temperatura superiore ai 40°C, l’ingestione e le performance sono ridotte e si possono avere delle perdite sino ai 4 Kg di latte per capo. Qualità del latte e attività riproduttiva vengono negativamente influenzate. 
  • Thi oltre 90: LIVELLO DI STRESS ESTREMO la salute degli animali è in forte rischio, gli animali presentano un sistema immunitario compromesso, l’attività ruminale è ridotta, con maggior rischio di assorbimento di sostanze tossiche.  Il rischio di morte dell’animale è molto elevato.

Lo stress da caldo e gli effetti sull’animale

Tra i principali ed inequivocabili segni di stress da caldo, figura senza dubbio la riduzione del consumo di alimento, che rappresenta una tra le prime strategie messe in atto dall’organismo per limitare l’incremento di calore conseguente all’attività digestiva. Allo stesso tempo, sia energia che nutrienti in genere, vengono “dirottati” dai processi di produzione a quelli necessari al mantenimento della giusta temperatura corporea.

La riduzione del consumo di alimento si manifesta precocemente, insieme ad un aumento del consumo idrico. Per quanto riguarda le attività fisiche, si notano una riduzione dei movimenti ed un aumento del tempo dedicato al riposo. In particolare gli animali ricercano i punti più freschi dove la lettiera è più umida.

La riduzione nel consumo di sostanza secca ed i cambiamenti che si verificano nella ripartizione dei nutrienti in condizioni di stress da caldo compromettono gravemente le performance: con temperature prossime ai 30°C le vacche possono ridurre l’ingestione sino ad oltre il 30-40%, con un inevitabile forte riduzione della produzione di latte. 

La vasodilatazione che la bovina mette in atto per dissipare del calore determina un minor afflusso di sangue all’apparato digerente, i primi effetti sono una compromissione dell’attività ruminale, con alterazione della mobilità e delle fermentazioni che si sviluppano al suo interno. La riduzione dell’ossigeno agli organi del tratto digerente determina anche un pericoloso aumento della permeabilità delle pareti tissutale. Questo espone l’animale ad un maggior assorbimento dei metaboliti tossici dei protozoi ruminali che, entrando nel circolo ematico, vanno inevitabilmente a compromettere il sistema immunitario dell’animale.

Una alterazione della ruminazione comporta inoltre un immediato peggioramento della qualità del latte, sia come proteine che come contenuto in grassi. Quando però viene intaccato anche il sistema immunitario, possono insorgere altre complicazioni sanitarie come mastiti, zoppie e alterazione di tutto l’apparato riproduttivo.

 

Come intervenire sullo stress da caldo

Per ridurre gli effetti negativi dello stress da caldo si deve intervenire su più aspetti:

  • Miglioramento dell’ambiente e comfort
  • Concentrazione della razione e impiego di additivi specifici
  • Accorgimenti nella somministrazione delle razioni di cibo ed acqua

Prendendo in considerazione il fatto che una bovina in lattazione di circa 680 kg di peso vivo necessita di circa 95 litri di acqua di bevanda al giorno, nella stagione estiva a 26,5°C il fabbisogno di acqua sale a 125 litri. Per garantire un consumo adeguato occorre anche minimizzare i rischi legati alla competizione che può nascere tra gli animali stessi, e questo si può limitare aumentando le fonti di accesso all’acqua o il fronte disponibile per ciascun capo. 

E’ inoltre consigliato aggiungere all’interno della stalla i ventilatori, necessari ad allontanare il calore radiante. È fondamentale che la distribuzione interna garantisca un flusso d’aria uniforme e costante in tutte le aree dell’edificio, per tutta la giornata. Altro strumento indispensabile sono i nebulizzatori, che consentono di abbassare la temperatura grazie all’evaporazione. 

L’allevatore dovrebbe anche mettere in atto tutte quelle strategie per facilitare il consumo della razione da parte degli animali, fra queste è utile suddividere la razione in due carri da somministrare nei momenti freschi della giornata tipo all’uscita delle due mungiture. Somministrare un “carro fresco” incentiva il consumo della razione ed evita rischiose fermentazioni che si possono sviluppare con il caldo eccessivo.

Anche la pulizia della mangiatoia, che è sempre importante, nei periodi caldi diventa ancora più critica. I passaggi per riaccostare l’unifeed nelle mangiatoie incentivano il consumo da parte delle bovine.  Anche l’omogeneità del carro è di particolare importanza, in quanto la scelta di alimenti da parte degli animali espone il rumine a forti variazioni di pH, con tutti i problemi connessi.

Accorgimenti nellA SCELTA DELL’alimentazione 

  • Se gli animali ingeriscono meno di conseguenza la razione deve essere concentrata, la ridotta attività ruminale conseguente al caldo impone delle scelte obbligate. 
  • Il rumine delle bovine sottoposte a stress da caldo si trova in una condizione di predisposizione all’acidosi, la ridotta salivazione degli animali comporta un minor apporto di tamponi con un conseguente calo del pH. L’utilizzo dei grassi come fonte energetica rispetto agli amidi è sicuramente indicato. Grassare la razione permette di aumentare facilmente l’energia e scongiurare cali di pH che si avrebbero con l’impiego di amidi, in più, per quello che riguarda l’assimilazione, i grassi comportano poco sviluppo di calore e gas rispetto agli altri nutrienti e soprattutto rispetto alla fibra. Il livello consigliato di grasso è di 5% / kg ss.
  • La razione oltre all’energia deve essere concentrata anche per la proteina, in questo caso si deve privilegiare proteina by-pass che arrivi direttamente nello stomaco, e per incentivare lo sviluppo della proteina microbica è richiesto un adeguato supporto amminoacidico come lisina e metionina.
  • La componente fibrosa della razione deve essere di qualità e facilmente digeribile, sia per ridurre l’ingombro, che per limitare al minimo lo sviluppo di calore conseguente alla sua digestione.
  • La razione va completata con la giusta integrazione di sali minerali, indispensabili a reintegrare la quota di minerali persi con la sudorazione e l’iperventilazione (naturali meccanismi compensatori che l’animale attua in un ambiente caldo e umido).
  • Nella razione degli animali sottoposti a stress da caldo vanno reintegrati con particolare attenzione il bicarbonato, il potassio e il magnesio. La supplementazione di selenio e vitamina E risulta utile per contrastare i fenomeni di stress ossidativo, al quale è sottoposto l’animale in condizioni di stress da caldo. Risulta utile anche l’impiego di probiotici (Aspergillus oryzae e Saccharomyces cerevisiae), che facilitano le fermentazioni ruminali e aiutano la digestione della fibra.

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